Ospiti

Luca Lattuga (1982) è progettista grafico, appassionato tipografo e si autodefinisce cacciatore di caratteri. Dopo gli studi a Bologna e varie esperienze formative nel capoluogo emiliano, nel 2012 ha fondato con Veronica Bassini, Massimo Pastore e Roberto Malpensa lo studio Anonima Impressori – molto noto nell’ambiente tipografico italiano – che si occupa di progetto e di stampa a caratteri mobili. Ama i caratteri in legno, ma si dedica anche a quelli in piombo, una passione che lo ha portato a raccogliere negli anni un’infinità di caratteri mobili, documentazione d’epoca e persino macchinari e mobilio originale, provenienti da tipografie dismesse e officine in smantellamento. I risultati di questa ricerca, dopo lunghe e accurate operazioni di recupero, ripristino e catalogazione, costituiscono il contenuto del volume Alfabeti modernisti italiani, la sua opera prima come autore.

ALFABETI MODERNISTI

dal 22.10 al 8.11

Mostra a cura di Luca Lattuga
10:30 – 19:45 ADI Design Museum Tra la fine degli anni Venti e gli anni Quaranta del secolo scorso, in Italia la cultura visiva rompe definitivamente con il decorativismo e con l’ornamento del Liberty per puntare verso una semplificazione razionale delle forme: geometrie pure, volumi netti, armonie elementari. Questa stagione modernista non è testimoniata soltanto dai noti manufatti grafici dei protagonisti, ma è documentata anche da importanti esperienze periferiche - non per questo secondarie. Rispetto al panorama internazionale dell’epoca, l’Italia occupa una posizione marginale nella produzione di caratteri da stampa. Eppure, un’indagine più approfondita restituisce un quadro assai più articolato e vario: una moltitudine di alfabeti, oggi dimenticati, progettati e prodotti da grandi fonderie come da aziende minori che, intercettando la spinta innovativa di quella stagione culturale, ne hanno diffuso i linguaggi sul territorio in modo capillare. La modernità tipografica è così penetrata nel tessuto produttivo del Paese, raggiungendo anche le realtà più provinciali. “Alfabeti Modernisti Italiani” offre una ricognizione unica ed esaustiva di un patrimonio frammentario e in gran parte inesplorato. La mostra ricompone e organizza questo materiale – caratteri tipografici in legno e metallo prodotti in Italia tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta – per restituirlo a nuove possibilità di lettura, confronto e interpretazione contemporanea. Il percorso espositivo presenta un’attenta selezione di questi materiali, molti dei quali inediti e in alcuni casi conservati in esemplari unici. Caratteri mobili, campionari, stampati e documenti d’epoca testimoni di una cultura progettuale vernacolare: un sapere spesso locale, che nasce dal basso, sviluppato nelle piccole officine, al confine tra industria e artigianato. Questi caratteri sono sopravvissuti nel dopoguerra e sono rimasti in uso fino agli anni Settanta del Novecento. Alla base di questa esposizione c’è una ricerca iniziata quindici anni fa da Luca Lattuga, collezionista di caratteri tipografici, fondatore di Anonima Impressori e autore di Alfabeti Modernisti Italiani pubblicato da Lazy Dog Press nel 2025. Il volume presenta, documenta e riproduce integralmente oltre 120 alfabeti reperiti in tutta Italia in un lungo viaggio fra grandi centri e provincia estrema - appartenenti per la quasi totalità dal suo archivio personale. Ben più che semplice ricostruzione storica, la mostra “Alfabeti Modernisti Italiani” propone dunque uno sguardo su una costellazione di esperimenti tipografici che, lontani dai grandi circuiti della storia del design, restituiscono la complessità della cultura visiva del nostro Paese. La mostra sarà visitabile fino all'8.11.2026 negli orari di apertura di ADI Design Museum.

ALFABETI MODERNISTI

24.10

Talk con Carlo Vinti, Luca Lattuga
14:30 ADI Design Museum Cosa significa oggi confrontarsi con l’antico mestiere della stampa tipografica a caratteri mobili? Il primo ostacolo è costruire un laboratorio. A meno di non essere figli d’arte, recuperare strumenti, materiali e caratteri legati a una tecnica ormai quasi scomparsa richiede competenze che vanno ben oltre le arti grafiche: diventare progettisti, tipografi compositori, ricercatori, mercanti di materiali dismessi, traslocatori e, talvolta, persino meccanici. In quindici anni di ricerca e di avventure, inseguendo materiali provenienti da vecchie tipografie in dismissione in ogni angolo d’Italia, ho costruito un archivio importante. La straordinaria varietà di alfabeti ritrovati — molti dei quali privi di nome, autore o documentazione — ha aperto una domanda: quanto sappiamo davvero della cultura tipografica italiana del Novecento? Alfabeti Modernisti Italiani, un progetto di ricerca dedicato alla produzione di caratteri mobili tra gli anni Trenta e Quaranta è la mia risposta ad una intuizione nata dalla mia indagine sul campo. Una ricerca per ricostruire il contesto storico, estetico e manifatturiero, censendo la produzione di alfabeti originali italiana, mettendola in relazione con il panorama internazionale e, al tempo stesso, approfondendone le specificità territoriali. Quello che emerge è un patrimonio molto più complesso, ricco e variegato di quanto finora conosciuto.